Associazione Interculturale Donne Assieme

Giornalino di Ottobre 2016

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ESSERE DONNA

Quando prendi coscienza di te

capisci le tue potenzialità,

sei in grado di valutare

le tue capacità, i tuoi limiti,

allora puoi lasciare libero il tuo pensiero

che vaga per l’universo,

perché l’hai raggiunto: è dentro di te.

Scopri così di non essere più sola …

Se ti accetti come sei, puoi anche volare!

                                                                            Licia Fontanot

 
  
 
Nel-Mar …… di impegno non facile
Nel-Mar …… di pensiero libero e indipendente
Nel-Mar …… insieme per volare alto

                                                                     Licia Fontanot

 

NOTIZIE di IERI – di OGGI – di DOMANI

 6 settembre – ore 16.30 – al tradizionale incontro mensile presso l’hotel Lido si è tenuta la presentazione del libro della scrittrice Etta Paliaga dal titolo “Parole perfette”.

  • 8 settembre – Presso la nostra sede di P.le Foschiatti 1, si è tenuto un incontro con Giulia Fonzari per comunicazioni e programmazione riguardanti il Coro folcloristico.
  • 20 settembre – E’ iniziato il corso di ginnastica posturale tenuto dalla prof. Martina Adriani.
  • 25 settembre – A Grisignana e Piemonte d’Istria si è esibito il Coro folcloristico A.I.D.A con  il gruppo corale Grisignana.
  • 30 settembre – ore 19 – Presso il palazzo Manzioli di Isola d’Istria – esibizione del Coro folcloristico A.I.D.A per l’inaugurazione della mostra dei Pittori muggesani.
  • 1 ottobre – ore 16 – Presso la Casa Brioni – Muggia – esibizione del Coro folcloristico A.I.D.A..
  • 4 ottobre – ore 16.30 – Incontro mensile presso la nuova Biblioteca comunale – Giardini Europa – Muggia, per la presentazione del libro “Vento sulla scogliera” della scrittrice Fabiana Redivo.
  • 5 ottobre – ore 16 – Presso la nostra sede – P.zzale Foschiatti 1 – riunione del Direttivo.
  • 15 ottobre – ore 17 – Premiazione e inaugurazione del concorso/mostra di Creatività Femminile presso la sala d’Arte G. Negrisin – Piazza Marconi – Muggia.
  • La mostra sarà visitabile dal 16 al 23 ottobre con orari: mattina 10-12; pomeriggio 17-19. Domenica 23 dalle 15.30 ritiro dei lavori esposti.
  • 8 novembre – ore 16.30 – Il consueto incontro mensile si terrà presso la nuova Biblioteca comunale – Giardini Europa – Muggia. Sarà nostra ospite Ettorina Bossi Finocchiaro che parlerà di “La casa delle allodole”, racconto presentato al concorso “Io scrivo”, organizzato dal Corriere della Sera.

13 ottobre – Giornata mondiale della vista – La Giornata mondiale della vista si celebra ogni anno il secondo giovedì del mese di ottobre. È promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB (di cui esiste una Sezione italiana) nonché dall’Unione mondiale dei ciechi (in Italia l’UICI).
16 ottobre – Giornata mondiale dell’alimentazione – La giornata sarà celebrata proprio a ridosso della prossima Conferenza sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite (COP 22), che si terrà a Marrakech, in Marocco, dal 7 al 18 novembre 2016. La FAO fa appello ai paesi affinché affrontino l’alimentazione e l’agricoltura nei loro piani d’azione sul clima e investano di più nello sviluppo rurale. Rafforzando la capacità di ripresa dei piccoli agricoltori, possiamo garantire la sicurezza alimentare per la popolazione con sempre maggiori problemi di fame ed anche ridurre le emissioni.

FESTA DELLE CENTENARIE

Come nel  2014 e
2015 anche questo
anno  presso il
Ricreatorio Penso,
il 31 agosto alle
ore 10, i Comuni
di Muggia e di S. Dorligo hanno

festeggiato le
proprie centenarie.
Delle sei persone
che hanno passato la soglia dei 100 anni, tutte donne, erano presenti: Santina, Maria C. ed  Etta, residenti nella Casa di Riposo ed Aurora abitante nel Comune di S. Dorligo. Wanda e Zita erano assenti, Maria M. soffierà sulle 100 candeline in dicembre.
Dopo il saluto del nostro vicesindaco Bussani, dell’assessore Gandini e del sindaco di S. Dorligo Klun, l’animatore Tonino ha chiesto loro il segreto della loro longevità e le risposte sono state le seguenti: alzarsi presto, lavorare, mangiare sano, essere buone, pazienti e comprensive, non lamentarsi.
I ragazzi del Ricreamattina hanno presentato aspetti della vita delle supernonne e in coro hanno cantato alcune canzoni della nostra tradizione popolare.
Alla fine c’è stata la torta e un brindisi con l’aranciata.
Le festeggiate hanno ricevuto un omaggio floreale e una pergamena per la loro “lunga giovinezza”, ritenuta “motivo di compiacimento e di grande orgoglio per le due comunità”.
Fra i familiari presenti c’ero anch’io, figlia di Maria Ciac –103 anni.
Posso testimoniare che la mia mamma ha partecipato con piacere alla festa ed era particolarmente commossa per la presenza delle sue due pronipoti.

                                                                                                                               Liliana Chiacchi
50° ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO
Care amiche …e amici, non mi sarei mai aspettata che le mie “Nozze d’oro” potessero BRILLARE tanto.
Quando la  “regista” ha dato l’idea, sperando nella vostra collaborazione, Il Film (per me è stato tale) è partito alla grande, senza trascurare nessun dettaglio.
Introduzione della Presidente, poi gli onori di casa di Gabriella, poesia personalizzata, il “mio coro” con canzone DOC, tutto contornato da personaggi a me cari, che completavano la cornice.
Un Film che mi ha fatto capire che ci sono persone capaci di regalare momenti di felicità con il loro amore ed entusiasmo.
Mi sono sentita molto onorata, ma penso di non aver fatto niente per aver meritato tanto.  Avete reso questo giorno uno fra i più belli della mia vita.
Ringrazio infinitamente Gabriella e Willi Bossi, miei cari amici, che  si sono prodigati tanto perché questo  Film diventi per me un COLOSSAL.
Grazie di cuore a tutti.
Liliana e  Marino

P.S. Non arrabbiatevi se non  vi ho fatto le bomboniere, ho deciso di  devolvere questi soldi alla ricerca sulla maculopatia, pensando all’ utile piuttosto che al superfluo.



Testo della canzone cantata dal Coro classico A.I.D.A. sulle note della “Marinaresca” dedicata a Liliana e Marino
OGGI 13 DE AGOSTO,
XE UN GIORNO ASSAI BEL,
GA VOLU’ LILI E MARINO
RICORDARLO QUA IN CASTEL.
XE GIA’ CINQUANTA ANI,
MA NE PAR UN GIORNO APENA,                     
CHE STI DUE CARI SPOSI
SE CONTINUA AD AMAR.
Ritornello
E NOI DEL CORO
COMOSSE E A VOZE PIENA
ALTRI CINQUANTA
VOLEMOGHE  AUGURAR
ALTRI CINQUANTA
ASSIEME A TUTTE NOI.
E SOTO SOTO
CON TANTA EMOSION.
E NOI DEL CORO
COMOSSE E A VOZE PIENA
ALTRI CINQUANTA
VOLEMOGHE AUGURAR.

 


Hotel Lido – Martedì 6 settembre 2016

Finita la pausa estiva sperando che

ognuna di noi abbia potuto trovare la propria tranquillità e un meritato riposo,  è ricominciata l’attività dell’associazione A.I.D.A.. Durante il primo martedì di settembre abbiamo avuto l’opportunità di incontrare la scrittrice Etta Pagliaga che ci ha presentato il suo ultimo libro “Parole perfette”. Dopo i saluti alle socie e alle altre persone intervenute, la Presidente Paola Serra ha presentando la scrittrice ospite, accompagnata da una relatrice che ha iniziato rivolgendole domande sulla sua attività.
Etta Paliaga ha parlato della sua carriera, dei suoi primi libri scritti e da come in ogni libro trattava argomenti inerenti alla moda corrente. “Parole perfette” presentato martedì, invece, è un libro tratto da una storia vera raccontatale confidenzialmente da una ragazza a lei vicina per un breve  periodo. Il romanzo è incentrato sull’ossessione morbosa  di un uomo che tiene sotto controllo una ragazza sopprimendo la sua volontà. Solo le parole di un conduttore radiofonico, suo unico contatto e l’amore riusciranno a liberare la giovane donna, aprirle la mente e farla uscire dalla tragica situazione. Le numerose persone presenti ci hanno fatto capire quanto importante sia la cultura e la scoperta di nuovi libri, come punto d’incontro e un piacevole contatto intellettuale. Sulla scia di queste premesse nel mese di ottobre ci sarà la presentazione di un nuovo libro.
Siccome non si vive di sola cultura e per festeggiare l’inizio delle attività invernali, un gruppo di socie si è recato alla “Trattoria alle Rose” per una buona mangiata di calamari e sardoni fritti, come anticipato nel nostro rinnovato e bellissimo giornalino.
                                                                                                                               Nelda

MUJA

 La ciesa, el Comun, el Castel
de casa mia
el panorama più bel!!!
Ogni canton una memoria
ogni casa un odor
ogni finestra un canto
che me rallegra el cor.

Xe tutta qua la mia Muja                         
tra Candia, Cul de nave, Rivarota
con tutti i mii ricordi più bei
che se confondi coi visi de quei che no xe più!!!

Elda Pelizzaro

…dalla finestra di casa mia….

Visita alla mostra di Illegio

Sono andata a Illegio a visitare la mostra “Oltre” – in viaggio con cercatori, fuggitivi, pellegrini. Il borgo si trova in Carnia, nei pressi di Tolmezzo, e conta circa 360 abitanti. Arrivata sul posto, noto subito che ci sono fiori su tutte le finestre, che poche sono le case nuove,  “modello baite”, mentre la stragrande maggioranza sono casali di un… “certo tempo”. Mi stupisco di non vedere nessuno striscione che indichi il luogo della mostra, benché il borgo sia così piccolo, <basta seguire le “bandierine”>, così mi suggerisce un signore, che immagino del posto e che io stessa, vedendole, pensavo preparate per qualche altro evento nel borgo. Il luogo della mostra, disposta a più piani, mi ricorda la casa dei Carraresi a Treviso e nella semplicità più totale, quattro preparatissimi giovani, che si alternano per farci da guida, ci presentano le sezioni che il percorso della mostra prevede, prendendo in considerazione: la Bibbia, la Mitologia greca e latina, la letteratura cristiana medioevale e la Divina Commedia. Obiettivo della mostra è raccontare con l’Arte, la storia sacra del viaggiare umano, attraverso un percorso suggestivo e raffinato di quarantacinque dipinti che partendo dal Quattrocento, arriva fino al Novecento.
Le nostre guide, nel presentare i quadri, nominano autori quali Botticelli, Pinturicchio, Guarino, Lorenzo Monaco, Waldmuller e tanti altri ancora; le opere provengono da eccellenti pinacoteche e gallerie italiane ed Europee (Uffizi di Firenze, Galleria Borghese, Capodimonte, Svezia, Francia, Austria e altre ancora). A fine percorso non ho potuto fare a meno di chiedere perché  prestigiose Gallerie d’Arte d’Italia ed europee prestino opere di tale pregio per esporle in un posto così sperduto della Carnia: per il tema proposto dagli organizzatori, oggi di grande attualità e che tocca tutti, per il posto sperduto tra le montagne dove non si riesce a comunicare con cellulari e infine per le garanzie che il Friuli Venezia Giulia offre come Regione. Soddisfatta della risposta e anche orgogliosa di farne parte! Bellissima la mostra, aperta fino al 9 ottobre, per chi volesse visitarla!
                                                                                                                       Paola S.

La Pieve di S. Floriano

La vedo imponente dal borgo di Illegio,  sul cucuzzolo di una cima delle Prealpi carniche. Già prima della partenza da casa, avevamo pensato di arrivarci, tempo permettendo. Visitata la mostra e infilate scarpe adatte, ci incamminiamo di buona lena e, dopo un percorso non proprio facilissimo per noi, siamo arrivati. Impagabile la vista a 360°! In basso la valle del Tagliamento, tutti i paesi della zona di Tolmezzo e infine, incastonato come una gemma, ecco laggiù Illegio! La fatica è stata ripagata dall’incanto del paesaggio! La Pieve è aperta solo nelle giornate di domenica o in occasione di eventi, perciò mi soffermo a leggere nella bacheca, esposta all’ingresso della salita che porta alla Pieve, per saperne di più. Così so che ha un impianto medioevale e che, come tutte le pievi, si trova in un’altura strategica per controllare incendi e l’arrivo di eventuali invasori. Dall’arrivo del Cristianesimo questa era non solo centro di culto, ma fungeva anche da nucleo civico e amministrativo; “il pievano” oltre ad essere il cultore delle anime, aveva il compito di registrare le nascite, le morti e i testamenti.
In tutto in Friuli Venezia Giulia ce ne sono circa 20 con percorsi più o meno facili che ho deciso di “visitare” per fare un mio cammino di Compostela casereccio e laico, ma non per questo meno importante, quantomeno sarà un buon motivo per conoscere meglio la Regione dove abito.
                                                                                                                                                  Paola S

Qualche giorno fa, nel quotidiano “Il Piccolo”, a breve distanza l’uno dall’altro, ho letto due brevi articoli di Pino Roveredo che hanno colpito la mia attenzione e che vorrei condividere con le socie e le/i simpatizzanti che leggono il nostro giornalino.                                                                                           Paola S.

Il futuro della “ragazza invecchiata” –  di Pino Roveredo

Mi capita d’incontrare persone che con l’incertezza di una misura geografica ritengono la nostra città sempre troppo lontana e che per curiosità mi chiedono: “ma com’è Trieste?” “E i triestini?” Trieste? E’ una ragazza invecchiata, meno
disposta, poco sorridente, che sta cancellando la forza dell’ospitalità e che oggi si disturba per l’arrivo di ospiti non graditi, dimenticando che molti di noi veniamo da altre terre. Con gli anni abbiamo perso gli entusiasmi. Un giorno scrissi che il triestino è quella persona che aprendo le finestre su una giornata di sole dice: “meno mal che oggi non piovi”. Col tempo abbiamo acquisito la voglia di contestare qualsiasi cosa, a prescindere. I rumori, le strade, le scovazze, i barboni, la delinquenza, neanche che vivessimo in una delle peggiori città d’Italia. Tutto questo ci porta a frequentare il pessimismo, deformando la fortuna di vivere il privilegio di una bellezza. Tempo fa ho avuto ildispiacere di vivere per quattro anni in una città del Friuli. Città stupenda, ma che mi ha avvolto nella fatica di una depressione. Mi mancavano le battute e le lingue a frusta dei miei concittadini, poi tutte quelle bellezze che per abitudine non si riescono a distinguere e la cara e irrinunciabile libertà del nostro mare. Per salvarmi sono tornato e sono rinato. Oggi vorrei ringiovanire quella ragazza invecchiata, la nostra città e convincerla che, più giro l’Italia e più sono certo della sua straordinaria e unica bellezza.

Libertà dei figli e trionfo dell’amore  –  di Pino Roveredo.

 Se un giorno uno dei miei figli mi dicesse, che ne so, che vuole farsi prete, forse mi sorprenderei, m’informerei e se, la volontà dovesse permanere, lo lascerei andare verso la via del sacerdozio. Se un giorno uno dei miei figli mi dicesse che il suo pensiero politico è opposto al mio, mi allarmerei, gli spiegherei e, ammetto che, proverei a farlo ricredere. Ma se lo sforzo fosse vano, a malincuore, lo lascerei alla sua idea. Se uno dei miei figli mi dicesse “Papà io amo gli uomini” sono sicuro, convinto e lo dico dopo anni di riflessione, che gli direi: Tu ami! Tu ami e questa è la cosa più straordinaria del mondo. Non si può amare il contrario del proprio sentire e non si può amare nemmeno con la ragione, perché gli amori che cercano una spiegazione non conoscono la scintilla e il fuoco dell’amore. Perciò, viva il suo cuore e il suo amore. Gli direi che nessuno può condannare un sentimento naturale, libero, istintivo, lo hanno fatto per centinaia di anni senza però riuscire a estirpare quel bene che un’ideale a senso unico continua a trattare come una diversità o come una malattia. A quei pensieri senza concessione chiedo: e se un giorno fosse vostro figlio a dirvi che ama il contrario della vostra ragione, che fate? Lo nascondete, segregate, disconoscete, o vi convincete che esiste libertà e dignità di amare?

Concorso Letterario

Prosegue la pubblicazione degli elaborati, che le partecipanti alla XIV edizione del nostro Concorso Letterario ci hanno inviato, con la prosa segnalata dalla giuria:  “Occhi color pervinca” di Nicolina Ros.

OCCHI COLOR PERVINCA                                                                            

Ester non aveva mai conosciuto suo padre. Era morto che lei era piccolissima, in un incidente sul lavoro. Mancando lui, la sua era rimasta una famiglia formata da sole donne: Rosa la sua mamma, Luisa  la zia, sorella di lei, e la matriarca Giuseppina, tutte impegnate nel proprio atelier di abiti da sposa.
Quando Ester aveva dieci anni, Rosa aveva incontrato Vincenzo, un uomo di quarant’anni che proveniva dal Sud America, figlio di italiani emigrati.
Si erano innamorati e ben presto lui era andato a vivere con loro. La bella presenza alla Rudy, e il  fare da simpatico filibustiere, aveva affascinato tutte le donne di casa, tranne la matriarca Pina. Lei non si scioglieva davanti al bel Vincenzo e non condivideva l’improvviso legame della figlia. Pareva insomma che, alla valutazione approfondita di quest’uomo… a lei sfuggisse qualcosa.
Lui da subito si era mostrato buono di carattere, gentile, affettuoso, servizievole. In breve si era inserito così bene da supervisionare tutto e 
tutti. E anche questo nonna Pina disapprovava, ma aspettava ad andare allo scontro con  Rosa, la figlia più piccola e quella che aveva sofferto maggiormente quando le era venuto a mancare il papà. Vincenzo poi, con fine abilità, evitava ogni contatto con lei. Non avendo o non volendo trovare lavoro, faceva le consegne, portava Rosa a comprare stoffe, pizzi, veli, perline, strass.  Pareva un idillio. Con la piccola Ester era superlativo. Si era offerto di andare a prenderla a scuola, di farle compagnia mangiando con lei, casomai Rosa fosse occupata.    
La bambina era lusingata da quelle attenzioni: era proprio così che aveva sempre immaginato un papà. L’uomo la colmava di piccoli doni e affettuosità. Nel tempo, però, era diventato asfissiante, un’escalation di parole e gesti che lei, con una sorta di allarme inconscio, percepiva troppo appiccicosi e aveva preso a evitarlo per quanto le era possibile. Lui era onnipresente. Perfino in bagno mentre era in vasca: «Non chiudere la porta che se ti capita qualcosa…» la ammoniva, e mentre pareva una preoccupazione paterna, indugiava a guardare l’esile corpo che cambiava, abbozzava le prime curve. Lei stringendosi le braccia addosso per coprirsi:
«Esci!» urlava e lui se ne andava ridendo come un ebete… 
Ai dodici anni di Ester, Vincenzo aveva detto che ora essendo una signorina avrebbe dovuto controllarla più accuratamente perché, bella com’era, presto i maschietti le sarebbero ronzati attorno al pari di mosconi sul miele e lui, la sua principessa non  la voleva dividere con chicchessia.
Rosa lo guardava con tenerezza per tanta sollecitudine rivolta alla sua bambina adorata. E il controllo di lui nei confronti di Ester era divenuto serrato.
Quando erano soli in casa lui la accarezzava e d’improvviso… non erano più le amorevoli carezze di un padre. Di volta in volta si facevano più intime e azzardate.
Il giorno che l’aveva baciata sulla bocca, lei si era così spaventata che, appena entrata la mamma le era corsa incontro pronta a confidarle il disagio, la paura, lo schifo che provava nei confronti di quelle manifestazioni. L’uomo trattenendola, con voce melodiosa si era rivolto a Rosa dicendole che lui ed Ester stavano uscendo… andavano a comprare pizza, per tutti:  «Vero piccola?» e l’aveva guardata in un modo così nuovo e minaccioso che Ester aveva provato un brivido paralizzante. Come soggiogata, l’aveva seguito senza fiatare.
Appena fuori lui… le aveva stretto il braccio con una violenza tale che pareva volerglielo spezzare e:  «Tu non vuoi che succeda qualcosa di molto brutto a tua madre vero? Ciò che facciamo insieme noi due è un segreto e deve rimanere il nostro segreto, perché so che piace anche a te, vero amore mio? Altrimenti… beh, sei così intelligente! Hai capito. Andiamo a prendere la pizza ora» e aveva riso forte, che era uscita nonna Pina e lo guardava strano.
Erano passati oltre tre mesi da quell’episodio. Da un po’ l’insegnante di lettere studiava Ester. Troppo svogliata, pallida, nervosa, i begli occhi enormi color pervinca, lucidi, inquieti, tesi a evitare di guardare in faccia chiunque. A fuggire forse? Dove?  Da chi?.
“Questa ragazzina ha qualcosa, bisogna che parli con la madre”, ragionava tra sé.
Quel giorno si era attardata in segreteria. All’uscita le aule erano vuote. Era tornata nella sua poiché aveva lasciato la giacca sulla scrivania. Raccogliendola l’occhio aveva focalizzato un’ombra raggomitolata nell’angolo oltre la cattedra e, l’aveva riconosciuta.
«Ester, che ci fai lì?», aveva chiesto, andandole vicino.
La ragazzina tremava e batteva i denti in modo convulso.
L’aveva aiutata ad alzarsi e con delicatezza: «Cosa c’è, cara?».
Lei aveva segnato con una mano la finestra e la prof era andata a controllare. Fuori c’era l’uomo che veniva sempre a prenderla e, misurava il marciapiedi a lunghe falcate fumando nervosamente. Era tornata da Ester che: «Non voglio andare con lui, la prego…» aveva sussurrato dentro ad un singulto straziante.
«Ora gli parlo e vediamo!».
L’insegnante intanto che lo diceva valutava il da farsi.  Si era lasciata prendere per mano Ester, senza dire altro. Come se d’improvviso avesse metabolizzato che quello era il suo destino al quale nessuno poteva, o voleva sottrarla? Quando l’uomo le aveva vedute, era corso incontro e con voce preoccupata: «Ester, tesoro mio, stai male?».
Come sa fingere bene, aveva pensato lei sentendosi morire.
«Effettivamente, credo abbia la febbre», aveva risposto per lei la prof .
Lui l’aveva abbracciata e lei era rabbrividita! Dicendo che la portava subito a casa dalla sua mamma, aveva aperto la portiera dell’auto e con sollecitudine l’aveva fatta salire.
Ester guardava l’insegnante con occhi spalancati, una disperazione tale da procurarle un forte turbamento. Tornata verso l’entrata della scuola, sulla porta la donna si era girata: dopo aver acceso il motore, l’uomo stava urlando contro  la ragazzina,  gesticolando che pareva un pazzo. Lei la testa bassa subiva, immobile. Presa da improvviso scrupolo per quei segnali equivoci, era corsa in segreteria, aveva preso la rubrica dei numeri telefonici degli alunni, aveva trovato quello che cercava.
All’altro capo del filo la voce gentile di una donna. Le aveva chiesto di parlare con Rosa, la mamma di Ester: «Sono io».
«Sono l’insegnante di lettere di Ester, è tornata?». 
«Non ancora, ma sono tranquilla, è venuto il mio compagno a prenderla, è successo qualcosa?».
C’era stato come un gelo all’altro capo del filo. Forse Ester era solo una ragazzina capricciosa?  No! I suoi occhi erano spaventati, umiliati oltre che disperati… e quando l’aveva
lasciata a lui, mostravano guizzi di odio rivolto a lei che non l’aveva ascoltata e rassegnati quasi si fosse spezzato l’ultimo aggancio di una possibile salvezza.
«Signora, non so, forse mi sbaglio, anzi lo spero… ma sua figlia credo abbia bisogno di aiuto e… mi perdoni, credo che la persona dalla quale dovrebbe essere salvaguardata sia proprio quest’uomo».  Come raggiunta da un pugno feroce alla bocca dello stomaco, Rosa non riusciva più ad articolare parola.
“ Cosa sta succedendo?  Cosa sta insinuando l’insegnante? Io mi fido ciecamente di Vincenzo…”
E le veniva davanti la figuretta amata di sua figlia, l’affetto di cui egli la circondava. Ma d’improvviso, con un tuffo che le infiammò  il volto, anche il fastidio che Ester a volte manifesta, lo sguardo sfuggente, l’apatia degli ultimi tempi… “Dio mio, è possibile?” 
«Grazie professoressa», aveva ansimato dentro lo smarrimento che l’assaliva, mentre le arrivava all’orecchio il rumore dell’auto che si fermava. «Indagherò», aveva aggiunto con una freddezza improvvisa e furiosa, che le montava dentro solo alla supposizione.
Ester era entrata nel laboratorio subito seguita da Vincenzo.
«Deve avere la febbre» la ragguagliò lui.
Rosa abbracciando le spalle della figlia era andata verso la scala e, senza girarsi, che non ce la faceva a guardarlo in faccia: «Portami su il ferro da stiro che devo fare una consegna oggi pomeriggio».
 Passando per la scala interna erano entrate nel loro appartamento.  Vincenzo doveva ancora salire.   
«Stenditi sul letto tesoro, io ti preparo una camomilla».  
«Mamma!» Il sussurro di Ester come una supplica: «Mamma, resta con me oggi» e per Rosa era quasi una conferma all’atroce dubbio… per il modo in cui l’aveva detto: con la voce tremante, di bimba. E le sarebbe bastato questo! Ma non le  aveva risposto, Vincenzo era sulla porta.
Avevano bevuto insieme la camomilla, poi Rosa acceso il ferro, si era messa a stirare l’abito da consegnare. Le tremavano le mani per l’agitazione. Piccole gocce di sudore le imperlavano la fronte. Al pensiero orrendo sentiva come un miasma partirle dal profondo delle viscere e salirle in gola. A tratti guardava l’uomo che imperturbabile leggeva il quotidiano.
Quale dissonanza aveva nella mente? Cosa nascondeva dietro l’accattivante sorriso?  Dietro la gentile accondiscendenza?  C’era un lurido mostro e lei non si era resa conto di nulla? 
Il dubbio la lacerava, ma non doveva perdere la calma, era necessario agire con lucidità. Poi pensava che, forse, c’era una spiegazione più semplice, anche innocente… ma il sussurro supplice di sua figlia oramai si era fatto frastuono dentro il suo sentire.
«Se devi fare la consegna, vado io. Oppure vai tu tranquilla, tengo io compagnia a Ester».
Alla proposta dell’uomo, Ester aveva spalancato gli occhi resi enormi dalle lacrime che ormai faticava a trattenere,  Rosa non gli aveva risposto. Avrebbe voluto abbracciare sua figlia per neutralizzare quelle lacrime. Aveva invece continuato a stirare l’abito a colpi sempre più secchi, mentre le cresceva dentro il grido: “Vincenzo, chi sei realmente?”
«Vado io!» aveva detto d’improvviso, incapace di resistere oltre all’ansia , alla  nausea. Ogni mossa del piano deciso, chiaro in mente. «Ci metterò un’ora o poco più» e, preso l’abito mostrando la solita cautela per non stropicciarlo era andata alla porta, il cuore che batteva forsennato in gola facendola ansimare:     
«Staccate il ferro», aveva aggiunto senza girarsi, perché se si volgeva a guardare la sua bambina, non avrebbe trovato il coraggio di uscire. Aveva superato le scale veloce e raggiunto l’auto davanti all’Atelier, posto l’abito sui sedili posteriori. Alzato lo sguardo, Vincenzo era alla finestra, “ sta controllando se parto?” Aveva messo in moto, si era avviata. Fatto il giro dell’abitato in un baleno, era tornata e fermato l’auto oltre il boschetto dietro casa, era rientrata di corsa. Attraversato il retro del laboratorio leggera era risalita per la scala che portava al suo appartamento. Uscendo aveva finto di chiudere la porta a chiave, l’aveva invece solo girata lasciando il battente aperto. 
Un respiro profondo, con il cuore che urlava: “Ti sbagli!” l’aveva spalancata e… e avrebbe preferito morire piuttosto che vedere la scena che le si mostrò agli occhi.
Ester, stesa sul divano, nuda dalla vita in giù, tutte due le mani aperte posate sopra agli occhi a nascondere un vedere infame.
L’uomo, quello che Rosa aveva creduto il più affettuoso, il più gentile, il più caro degli esseri umani stava in ginocchio davanti a lei! I pantaloni abbassati…
Le era uscito dalla gola un urlo disumano: un urlo di madre alla quale una belva sta sbranando la propria creatura. Aveva agguantato il ferro ancora caldo e mentre lui si alzava disorientato, tentando invano di rivestirsi, lei sferrava un colpo terribile al sesso che stava profanando la sua bambina.
Al suo urlo, si era incorporato il grido di dolore di lui e Rosa aveva alzato ancora il ferro: l’unico scopo che poteva sciogliere l’orrore per ciò che aveva veduto e saziarlo, in quel momento era di finirlo! Finire quel bastardo, renderlo inoffensivo per sempre, e lucida come non mai, aveva puntato alla testa. «Mammina» aveva singhiozzato Ester e lei a quella vocina desolata si era voltata…  
Era bastato! Il colpo aveva perso potenza. Era arrivato senza forza sulla schiena di Vincenzo che lanciatosi verso la porta, dopo aver scostato malamente le sorelle di Rosa richiamate dalle urla, era sparito. Lei, buttato lontano il ferro, si era inginocchiata davanti alla sua bambina, l’aveva coperta con il proprio corpo, se l’era stretta forte al petto.
Era stata una cosa amara da digerire. Guardando Ester da quel pomeriggio in poi, mai sarebbe riuscita a togliersi dalla mente la colpa che sentiva nei suoi confronti. Colpa che si nutriva di domande che la precipitavano nell’angoscia: come aveva potuto non accorgersi di nulla? come sopportare la muta accusa che leggeva negli  occhi offesi a morte della sua bambina?
Di Vincenzo non s’era saputo più nulla.
Una sera Rosa, con la furia cresciuta nel cuore frantumato, aveva raccolto tutta la roba di lui. A suon di calci aveva fatto un fastello e dietro al caseggiato là dove si slargava il giardino, lo aveva cosparso di benzina, gli aveva dato fuoco. E, mentre respirava il fumo nero sviluppato dalle fiamme, lacrime rabbiose e impotenti le devastavano il cuore.
Il tempo era andato avanti come un ingranaggio arrugginito: prima con grande difficoltà, poi Rosa aveva dovuto accantonare l’amarezza, lo sdegno. L’odio verso quell’uomo sparito nel nulla restava vivo ed era 
lava di vulcano che avrebbe trovato sfogo solo se l’avesse ritrovato e ucciso con le proprie mani…
Ester non si era aperta con nessuno. Neppure lo specialista che allora l’aveva avuta in cura, era riuscito a farla parlare. Pareva essersi sdoppiata e la violenza si fosse accucciata dentro l’angolo nascosto dell’orrore.  L’abuso può essere un insulto che si dimentica?  No, non lo è! Mai! Le donne che l’hanno subito, lo sanno!
Quasi sette anni erano passati ed Ester aveva incontrato Giulio. Con lui si era aperta all’amore pur non avendogli mai parlato della triste esperienza vissuta da bambina. A giorni poi si diplomava stilista alla scuola d’arte e sarebbe stata la nuova linfa nel laboratorio dell’Atelier Pina. Il nome era rimasto, nonna Giuseppina era morta.
La situazione era precipitata una sera scura e brumosa. All’ingresso dell’Atelier Giulio era stato letteralmente travolto da un uomo che scappava come un ladro: «Ehi! Cosa fa? Chi è lei?» sconcertato aveva urlato alla figura che, senza esitazioni  continuò a correre.  Gelato da una strana angoscia si era precipitato verso il laboratorio: accasciata sulla porta al pari di un manichino scomposto c’era Rosa che come allucinata ripeteva un nome…           
Mentre tentava di rialzarla, l’aveva investito l’urlo agghiacciante di Ester proveniente dall’angolo stireria. L’aveva raggiunta ed era rimasto paralizzato per la frazione d’un secondo! Poi era corso da lei e le aveva strappato dalla mano destra il ferro da stiro che premeva con forza sul proprio avambraccio  sinistro…
L’odore della carne che friggeva, Rosa che come un automa si avvicinava, Ester svenuta tra le braccia di Giulio che la portava in bagno e, aperto il rubinetto le poneva il braccio  martoriato sotto l’acqua fredda mentre: «Chiamate  il 118…» urlava.
In quello scenario da incubo: l’autoambulanza era arrivata. Rosa aveva accolto gli infermieri ed era rimasta sulla porta, attonita. Alla fine aveva seguito con lo sguardo il mezzo con dentro sua figlia e Giulio, che evaporava oltre la curva, persa nella sensazione stranissima di non aver udito nulla in quel tempo in cui il dramma si consumava, neanche poi la sirena dell’autoambulanza, che pure lampeggiava sul tettuccio.
Al pronto soccorso avevano medicato Ester che, seppure il dolore dovesse essere insopportabile, non si lamentava. Pareva non voler più tornare al mondo, illividita da una desolazione irrimediabile. E giorno dopo giorno era scesa nell’abisso dell’offesa indelebile che le aveva imbrattato il cuore, lacerato l’anima. Un’offesa mai risolta riemersa davanti ad un volto sfatto, all’ombra di un uomo che, definirlo tale, è decisamente troppo.
Quando Ester l’aveva vissuta, aveva tentato di cancellare l’esperienza così come era stata percepita, sdoppiandosi: per rendere sopportabile il dolore. Poi però risvegliata, pareva non esserci rimedio al suo straziante silenzio. Un silenzio dove come dentro ad una bolla ancora urlava la bambina profanata. Per Rosa era uguale? Forse peggio! Lei avrebbe preferito la tomba per se stessa piuttosto che assistere alla muta sofferenza di sua figlia.
Quel silenzio che lei percepiva come un coacervo assordante di accuse… nei suoi confronti.
Poi la stampa aveva dato la notizia di un uomo che si era buttato sotto un treno lungo i binari della vicina ferrovia. Il documento d’identità ritrovato era di un certo Vincenzo, persona senza fissa dimora.
Era stato dopo alcuni mesi da quell’incidente che con Giulio, Ester era andata dallo psichiatra Cuselli, stimato per la professionalità confermata negli anni: ultima risorsa, ultima piaggia, ultima speranza di liquefare l’insulto in cui Ester affogava. Ci sarebbe voluto molto tempo affinché, con l’aiuto del professionista e l’amore di Giulio che, come un tenero sole costante la accarezzava, l’anima ferita si cicatrizzasse, si riconciliasse con la fanciullezza tradita, la femminilità vilipesa e con il genere maschile che la vita pone davanti e comprende Uomini e… non. 

La Mostra di artisti muggesani al Palazzo Manzioli di Isola

Giunta alla sua 38° edizione, la biennale Mostra di artisti muggesani è stata inaugurata il giorno 30 settembre presso il Palazzo Manzioli di Isola. La mostra ospita 56 artisti sia professionisti sia dilettanti e sarà visitabile fino al 14 ottobre.Introdotta dai brani eseguiti dal Coro folcloristico AIDA di Muggia e presentata dalla coordinatrice culturale Agnese Babič, l’inaugurazione ha visto la partecipazione del Presidente della Fameia Muiesana Franco Stener, promotore della Mostra, e del Presidente della CAN di Isola Marko Gregorič.

Come mantenere entro un terzo del totale le calorie della cena

Lo sappiamo già, ma gli studi continuano a susseguirsi a conferma dell’importanza dell’argomento: alleggerire la cena, a favore della colazione e del pranzo, è vantaggioso per la salute e per la linea. Due le ricerche che si sono recentemente occupate del tema: nella prima, pubblicata sul British Journal of Nutrition, condotta in Spagna su più di 4.200 adulti, seguiti per tre anni e mezzo, si è visto che il rischio di aumentare di peso era minore in chi a pranzo mangiava la maggior parte delle calorie giornaliere; nell’altra, italiana, pubblicato sull’International Journal of Obesity, si è osservato che il metabolismo risultava meno attivo (e quindi anche le calorie spese erano inferiori) e la risposta di glicemia e insulina peggiori, quando lo stesso pasto veniva consumato a cena anziché a pranzo.
«Questi risultati – commenta Simona Bo, docente di Scienze tecniche dietetiche applicate e primo autore dello studio – ci dicono che è importante fare attenzione non solo alla qualità degli alimenti, ma anche alla loro distribuzione nella giornata perché ci sono variazioni nell’assetto metabolico e nella spesa energetica ».
Ma che cosa mangiare? «Premesso che parliamo di persone sane – risponde Valentina Ponzo, dietista del gruppo di ricerca della professoressa Bo – è consigliabile preferire i carboidrati a basso o a medio indice glicemico (come cereali integrali), per limitarne l’impatto sulla glicemia, da abbinare a una buona fonte proteica come pesce o carne bianca o legumi, accompagnati da verdura e frutta. Da moderare l’uso di sale e cibi grassi o fritti, che rendono più laboriosa la digestione e potrebbero interferire con il sonno. Quanto agli alcolici, è consigliabile limitarsi a un bicchiere con preferenza per il vino rosso. Non dimentichiamo però che la cena deve essere saziante, per non sentire più tardi il bisogno di mangiucchiare, e proteine e fibra – come quella di cereali integrali, legumi, frutta e ortaggi – sono importanti anche per questo».
Carla Favaro Nutrizionista (da Intranet ASUITS)

Melanzane:  ricette sfiziose

Polpette di melanzane
Ingredienti: 700 gr melanzana, 2 uova, 1 mazzetto prezzemolo, 2 cucchiai grana, q.b. pane grattugiato, q.b. olio di oliva, q.b. basilico, q.b. sale, 400 gr pomodoro passata, 1 spicchio aglio, q.b. peperoncino piccante
Procedimento:
1) Tagliate a fette spesse le melanzanee salatele molto perché perdano laloro acqua, quindi scottatele per5 minuti in acqua bollente.Scolatele e lasciatele raffreddare,poi strizzatele il più possibile eriducetele in purè.
2) Incorporate al purè dimelanzane un trito di basilicoe prezzemolo lavati, il formaggio,un uovo e un tuorlo, un pizzicodi sale e tanto pane grattato quanto neoccorrerà per avere un composto omogeneo e piuttosto denso.
3) Formate delle polpettine di melanzane cilindriche che passerete in un velo di farina e friggerete in olio molto caldo.4) A parte, in una casseruola scaldate 4 cucchiai di olio con lo spicchio di aglio sbucciato e il peperoncino rosso. Aggiungete la polpa di pomodoro, salate e cuocete per 15 minuti. Sistemate le polpette di melanzane a cupola su un piatto da portata e colatevi sopra la salsa.
Hamburger di melanzane
Ingredienti: 800 gr melanzana, 110 gr pane mollica, 40 gr pecorino, 100 gr insalata, 100 gr pomodorino ciliegia, q.b. peperoncino piccante, 1 mazzetto basilico, q.b. sale, 1 spicchio aglio, 1 cucchiaio aceto di mele, 1 cucchiaio senape, q.b. olio extravergine d’oliva.Gli hamburger di melanzane sono una variante sana e leggera delle classiche polpette di melanzane, non sono fritti ma cotti in padella e sono semplicissimi da preparare oltre che assolutamente vegetariani. Mettiti ai fornelli e prova subito la nostra facile ricetta!Procedimento:1) Lava le melanzane, asciugalee privale del picciolo. Tagliala polpa a dadini. Scalda pocoolio in una padella antiaderente
e rosolaci le melanzane con 1pizzico di sale e 1 di peperoncino,mescolandole con un cucchiaiodi legno per dorare bene i dadini.Metti il coperchio e cuoci per 20 minuti,scoperchia e fai asciugare. Quando saranno morbide, trasferisci le melanzane in una ciotola e schiacciale con la forchetta, rendendole cremose. Pulisci e lava insalata e pomodorini, tagliali a spicchi.2) Fai le polpette di melanzane. Trita la mollica di pane nel mixer. Incorporala alla crema di melanzane, aggiungi ilpecorino, l’aglio tritato con il basilico al momento; amalgama il tutto.Poco prima di cuocere, dividi il composto in 4 polpette uguali e realizza gli hamburger vegetariani con l’apposito attrezzo o con un tagliapasta. Cuoci gli hamburger di melanzane nella padella con un filo d’olio e 1 pizzico di sale, a fiamma media, 3-4 minuti per parte.3) Completa e servi. Versa in un barattolo 3-4 cucchiai di olio, 1 cucchiaio di aceto di mele o, a piacere, 1 cucchiaio di succo di limone, 1 cucchiaio di senape forte o dolce, sale e pepe. Chiudi con il coperchio e agita per ottenere una salsina ben emulsionata; condisci l’insalata e i pomodorini. Trasferisci un hamburger di melanzane caldo nei piatti insieme all’insalata e servi subito con pane casereccio, a piacere.
Melanzane ripiene di trofie
Ingredienti: 4 melanzane, 500 gr pomodorini, 200 gr pasta di semola (di grano duro), 50 gr acciughe o alici sott’olio, q.b. olivetaggiasche, q.b. peperoncino,
q.b. maggiorana, 1 spicchioaglio, q.b. sale, 4 cucchiai oliodi oliva extravergine.

Procedimento:
1) Cuoci le melanzane. Tagliala calotta delle melanzane e,con uno scavino, togli la polpain modo da formare 4scodelline; taglia la polpa a dadini, cospargili di sale e lasciali riposare per perdere l’acqua amarognola. Spennella con 1 cucchiaio d’olio l’interno delle scodelline di melanzana, sistemale con le loro calotte sulla placca foderata con carta da forno, coprile con alluminio e cuocile in forno a 170° per 45 minuti.
2) Prepara il sugo. In una padella, rosola l’aglio con l’olio rimasto e, quando sarà  imbiondito, eliminalo; unisci all’olio i dadini di melanzana e falli rosolare per 5 minuti, poi aggiungi i pomodori tritati, 1 pizzico di peperoncino e, dopo 10 minuti, le olive, la maggiorana e le acciughe spezzettate, mescola bene e spegni.3) Completa e servi. Cuoci la pasta in abbondante acqua bollente salata, scolala e condiscila con il sugo di pomodori e acciughe appena preparato. Riempi le scodelline di melanzana con la pasta, sistemale in una pirofila, passale in forno a 220°C per 10 minuti e servi.
Melanzane al forno al ragù
Ingredienti: 4 melanzana, 800 gr pomodori pelati in scatola con liquido, 150 gr manzo polpa, 150 gr salsiccia di maiale, 150 gr maiale lonza, 150 gr vitello, 60 gr farina, 60 gr burro, 50 gr parmigiano, 1 cipolla, 0.5 bicchieri vino rosso, 7 dl latte intero, q.b. olio di oliva extravergine, q.b. sale, q.b. pepeProcedimento:1) Preparate gli ingredienti. Macinate i vari tipi di carne e spezzettate la salsiccia. Tritate la cipolla e il basilico e frullate i pomodori pelati.2) Fate il ragù di carne. Rosolate in una casseruola la cipolla con 2 cucchiai di olio a fiamma bassa per 5 minuti e mettetela da parte. Versate 2 cucchiai di olio nella stessa casseruola e rosolatevi la carne e la salsiccia; bagnate con il vino e lasciatelo evaporare. Unite la cipolla, i pomodori frullati, il basilico, salate, pepate e fate cuocere per circa un’ora.
3) Grigliate le melanzane. Sbucciate le melanzane, tagliatele a fette, cuocetele su una griglia ben calda e salatele.4) Fate la salsa. Preparate una besciamella fatta in casa come da ricetta classica con il burro, il latte e la farina.5) Imburrate una pirofila, coprite il fondo con uno strato di melanzane grigliate e distribuitevi, alternandoli, alcuni cucchiai di besciamella e di ragù e cospargete di parmigiano. Continuate, alternando gli ingredienti, fino al loro esaurimento.6) Cuocete le melanzane in forno già caldo a 180°C per una ventina di minuti.
Melanzane ripiene alla napoletana
Ingredienti: 800 gr melanzana, 200 gr pomodoro, 70 gr olive nere, 50 gr acciughe o alici sotto sale, 30 gr cappero sotto sale, 3 rametto origano, 1 mazzetto prezzemolo, 6 cucchiai pane mollica, 1 spicchio aglio, q.b. olio di oliva extravergine, q.b. sale, q.b. pepe.Procedimento:
1) Tagliate a metà 4 melanzane, nel senso della lunghezza, asportate parte della polpa interna e tagliatela a dadini. Salatele e lasciatele riposare.2) Tuffate i pomodori in acqua bollente, sgocciolateli, spellateli e divideteli a metà. Eliminate i semi e tagliate la polpa a pezzetti.3) Rosolate in una padella l’aglio con 3 cucchiai di olio; unite la polpa di pomodoro e di melanzane, salate, pepate e cuocete per 6-7 minuti.4) Trasferite il composto tiepido di pomodoro e melanzana in una ciotola, unite la mollica, il prezzemolo tritato, i capperi e le acciughe dissalati, le olive snocciolate e mescolate bene.5) Sciacquate e asciugate con carta da cucina le mezze melanzane. Farcitele con il ipieno.6) Foderate con carta da forno 2 teglie e sistemateci le melanzane ripiene; profumate con origano e irrorate con un filo di olio.7) Cuocete le melanzane ripiene in forno a 180° C per 35-40 minuti.8) Servite le melanzane ripiene alla napoletana ancora calde direttamente sulla placca del forno.
…… BUON APPETITO

PER RIDERE UN PO’

Ostriche

«Dottore, mi aiuti: ho  mangiato delle ostriche e mi sento male!».
«Erano fresche?».
«Non lo so… Come si fa a capirlo?».
«Beh, basta aprire il guscio e guardarci dentro».
«Ah… Quindi il guscio non si mangia?».

Libri

Due libri si parlano tra loro.
«Che caldo stanotte!».
«Ci credo, hai dormito con la copertina!».

In collaborazione con il Comune di Muggia

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Invita

al XIV concorso-mostra

di

 Creatività femminile

 Inaugurazione-Premiazioni 15 ottobre 2016 ore 17

Sala “G. Negrisin”- piazza Marconi 1- Muggia

Mostra visitabile dal 16 al 23 ottobre con orario:

da lunedì a sabato: mattina 10-12; pomeriggio 17–19

domenica 10-12;

Banchetto UNICEF 2015: Pigotte create dalle socie Vittorina e Carmelina

 

PAGINA  DELLE  PROPOSTE

MOSTRA D’ARTE a Treviso (dal 29 ottobre 2016 al 17 aprile 2017) – presumibilmente a novembre 2016.

N.B.: chi è interessato DEVE dare conferma/acconto entro il 15 ottobre 2016.

PROPOSTE da definire

  • VISITA ALL’ACQUEDOTTO RANDACCIO
  • MOSTRA “Lloyd. Le navi di Trieste nel mondo” – Centrale Idrodinamica – Porto Vecchio (Trieste)
  • MUSEO DEL LAVATOIO – San Giacomo (Trieste)
  • CENTRO DIDATTICO NATURALISTICO – (Basovizza)
  • ORTO BOTANICO (Trieste)
  • MONTE NANOS passeggiata naturalistica
  • MARANO LAGUNARE
  • GROTTE “LE TORRI di SLIVIA”
  • GROTTE di SAN CANZIANO (Slovenia)

PROPOSTE “ricreative”

  • BOWLING serata “ludico-ricreativa” presso il Bowling di Duino o Ancarano (con pizza o grigliata)
  • CIACOLADA SOTO LE STELEserata conviviale presso agriturismo  Scheriani

Note: le proposte non attuate nell’arco dell’anno 2016, saranno rinviate all’anno successivo.
Chi è interessato può già dare la propria adesione.