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25 Novembre 2019 – Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne

Ancora molto carente la protezione della donna di fronte alla violenza maschile, compiuta prevalentemente da chi è dentro la famiglia. Nell’anno 2019, fino ad ora, sono state 59 le donne uccise, un numero enorme che evidenzia quanto ci sia ancora da fare.

“Stalking e violenza” di Nunzia Piccinni

Il recente arresto di due uomini che da tempo perseguitavano la parlamentare Giorgia Meloni e la cantante Fiorella Mannoia ha riportato l’attenzione sul reato di stalking, termine inglese che indica una serie di atteggiamenti vessatori nei confronti di un’altra persona, col risultato di provocare agitazione e insicurezza, compromettendone la normale vita quotidiana. Letteralmente lo stalker è una sorta di “cacciatore in agguato” che tormenta la vittima con minacce, telefonate, messaggi, appostamenti, comportamenti molesti e continui, pedinamenti. Il persecutore può essere un estraneo ma il più delle volte è un conoscente, un collega, un ex partner desideroso di recuperare il precedente rapporto o di vendicarsi. Può trattarsi di persone che hanno vissuto traumi affettivi, abusi, abbandoni, lutti o rifiuti di natura sessuale/mentale e che quindi reagiscono in modo pericoloso dinanzi all’interruzione di rapporti sentimentali oppure, come succede nel caso di personaggi famosi, non sopportano l’idea che il loro idolo possa avere anche altri ammiratori.

La California per prima ha introdotto il reato di stalking nel 1990,

poi si sono aggiunti anche altri Stati americani ed europei. In Italia norme in materia sono state ratificate a partire dal 2009 con l’articolo 612 bis che prevede “la reclusione da 6 mesi a 4 anni per chiunque provochi un perdurante e grave stato di ansia o di paura”, con condotte reiterate, minacce o molestie. A ciò si aggiungono alcune norme accessorie ossia l’aumento di pena in caso di recidiva, omicidio o violenza sessuale o se il soggetto è un minore.

Aldilà di quelli che possono essere i trascorsi che ognuno di noi può avere avuto, nessuno può pretendere di considerare gli altri come fossero oggetti di cui rivendicare il possesso con modi illeciti e pericolosi. La libertà è il nostro bene più prezioso e va quindi tutelata e preservata. Negli ultimi anni purtroppo i reati di violenza contro le donne stanno crescendo sempre di più. La maggior parte delle volte le violenze si consumano tra le mura domestiche, ossia nei luoghi in cui ci si dovrebbe sentire più al sicuro. Le violenze possono essere fisiche o verbali ma in ogni caso sono sempre da denunciare e punire nelle sedi opportune. A scatenare la follia degli uomini è quasi sempre il rifiuto della fine di una relazione, forse perché la rottura viene vista come un personale fallimento o forse perché, nonostante i grandi progressi culturali e tecnologici, permane ancora l’idea che la donna debba essere sottomessa all’uomo in quanto ritenuta una sua proprietà, un po’ come succede per un’auto, una casa o un qualsiasi altro bene materiale. Si tratta naturalmente di un pregiudizio sbagliato, retaggio di una cultura maschilista e brutale che non andrebbe sottovalutata ma che anzi andrebbe spiegata nelle scuole affinché già da piccoli i ragazzi comprendano il valore del rispetto e della tolleranza. Bisognerebbe insegnare ad amare l’altro e non a sopraffarlo, facendo capire che le storie d’amore possono finire, restando civili e corretti. I mezzi di comunicazione poi dovrebbero analizzare meglio i vari casi di femminicidio e non limitarsi solo ad elencare numeri e statistiche. Il problema della violenza contro le donne non va sottovalutato e colpisce trasversalmente diverse classi sociali e culturali. Non si tratta più di casi isolati ma di una vera e propria emergenza. Le donne in difficoltà devono essere messe nelle condizioni di potersi affidare a centri anti-violenza in ogni regione e di poter essere assistite e sostenute. Certo è stato fatto tanto in termini legislativi e non solo, ma la strada è ancora lunga prima di riuscire ad arginare questo cancro sociale.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica e le varie istituzioni verso questa piaga globale. Il giorno è stato scelto in memoria dell’assassinio delle sorelle Mirabal, donne rivoluzionarie che, mentre andavano a fare visita ai loro mariti in prigione, furono rapite, stuprate, torturate e strangolate. L’augurio è che, oltre alle doverose celebrazioni, non si smetta mai di vigilare e controllare.

Autore: AIDA

Associazione Interculturale Donne Assieme

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