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Bleu de Lectoure

Oggi siamo circondati da migliaia di sfumature cromatiche, e ogni giorno ne vengono inventate di nuove, ma secoli addietro la produzione delle tinte era una faccenda molto più complessa. Il rosso veniva ricavato da alcune radici e, solo dopo la scoperta dell’America, dalla cocciniglia. Per il giallo si usavano per esempio la reseda luteola, o lo zafferano, oppure le terre gialle contenenti zolfo. Per il viola andava per la maggiore il mirtillo nero, mentre la lavanda selvatica era ampiamente utilizzata per ottenere il verde, e così via.
Il blu è sempre stata una tinta “difficile”, e per questo motivo le stoffe di questo colore erano preziose, ostentazione di potere e nobiltà.
Nel Rinascimento si iniziò a usare una pianta di origine asiatica dal nome più che esplicativo, ossia Isatis tinctoria, ma fu nel XVI secolo che il blu ricavato da quella pianta trovò una diffusione tale da rendere fiorente la zona di produzione di quel pigmento, ossia il triangolo che ha per vertici le città di Tolosa, Carcassonne e Albi.
Per la verità, il processo per ricavare il pigmento blu fu sviluppato a Lectoure, un paesino a nord di Tolosa, e per questo motivo il Bleu pastel viene ancora oggi chiamato Bleu de Lectoure.
La pianta, altrimenti conosciuta col nome di guède (italianizzata in gualdo o guado), veniva raccolta quand’era ancora giovane, quindi pressata in una macina di pietra, nella quale veniva aggiunta dell’ammoniaca. Mancando a quel tempo i laboratori per produrla, per ottenere quella sostanza chimica ci si serviva di uomini chiamati “pisseurs”, e lascio a voi indovinare la loro mansione.
La poltiglia risultante veniva fatta fermentare, per poi essere lavorata a mano fino a realizzarne delle sfere della dimensioni di un’arancia denominate cocagnes, le quali venivano fatte essiccare per garantirne la conservazione.
La fase successiva consisteva nel far bollire la cocagne fino al totale consumo dell’acqua, per ritrovare sul fondo del recipiente un sedimento blu, il prezioso pigmento.
Oggi il procedimento è, ovviamente, un po’ diverso, più rapido, ma il punto di partenza, la pianta di guède, e quello di arrivo, i cristalli di Bleu pastel, sono rimasti identici.
Per colorare la stoffa viene versato del pigmento nell’acqua, ottenendo così un bagno di tintura di colore giallo nel quale va immersa la stoffa bianca, quindi si attende che il tessuto si imbeva completamente del liquido. Quando la stoffa viene estratta dal bagno è anch’essa giallastra, ma asciugandosi vira prima sul verde, e infine diventa blu.
È stata la trasformazione cromatica ad ispirarmi, in quanto il tema del concorso era appunto “Magie de la couleur”, e il passaggio dal giallo al blu ha appunto un che di magico.
La stagione d’oro del Bleu de Lecture fu breve ma intensa. Un secolo dopo giunse in Europa l’indaco, più intenso, più economico, più disponibile del blu ricavato dalla guède, però in quei cento anni di gloria nacquero grandi fortune, semplici contadini divennero facoltosi commercianti, tanto che la cocagne rimane ancora oggi nell’immaginario collettivo un simbolo di improvvisa prosperità, quella del Paese di Cuccagna.

Rossana Ramani


Carrefour Européen du Patchwork 2016
Concorso internazionale “Magie de la couleur”
Rossana Ramani – Birth of a Blue (Nascita di un blu)

Questa e molte altre opere rappresentative della creatività femminile saranno visibili dal 11 ottobre 2019 (inaugurazione alle ore 17) al 20 ottobre 2019 (orario: da lunedì a sabato 10 – 12 e 17 – 19 ; domenica 10 – 12) presso la Sala comunale d’arte “G. NEGRISIN” in piazza Marconi 1 a Muggia (TS).

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Autore: AIDA

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2 thoughts on “Prossimamente

  1. Molto interessante! Grazie!

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