Associazione Interculturale Donne Assieme

CONCORSO LETTERARIO 2017

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In questo ultimo numero del nostro giornalino, vi proponiamo il racconto di Sabina Gardovic, seconda segnalazione, al XV Concorso Letterario 2017.

Oltre

Vedi quel puntino lassù? Non è difficile trovarmi. Sono solita frequentarlo. È un parco piuttosto curioso. Si trova sul cocuzzolo di un piccolo monte circondato da alcune villette d’epoca. è di forma tonda, incoronato, lungo tutto il bordo, da alberi secolari. Tra un albero e l’altro, una spruzzata di panchine in legno e ferro battuto. Forse mi piace particolarmente proprio per questa sua forma circolare. È come ritrovarsi in un girotondo, mano nella mano, con gli alberi e le poche persone che, come me, lo frequentano fondamentalmente per leggere all’aria aperta. È un luogo capace di racchiudere ogni cosa nella sua forma migliore: pensieri, luce, silenzio. Per salirci, imbocco una delle tre salite che conducono alle panchine. Lentamente. Ogni salita è fatta di un ciottolato di media grandezza. Salendo, vedo i miei passi confondersi con oltre un secolo di altri passi, piccoli, grandi e la pietra è ancora lì. Respira. Salendo, guardo oltre i miei piedi, guardo oltre la pietra. È un viaggio. Vorrei superare le barriere del luogo, del tempo, dell’esperienza. Sento di non dover raggiungere null’altro all’infuori della consapevolezza che la verità spesso risiede sotto la superficie delle parole. Salendo, ascolto il battito di un nuovo giorno, è un foglio bianco, candido come la neve. Non è un’occasione straordinaria? Certamente è un’occasione straordinaria! Mi vedo salire verso la cima del piccolo monte. Non vorrei pensarti. Anche se tu non ci sei, io esisto. Salgo piano piano come se camminassi al rallentatore. Mi vedo entrare nella solitudine che ha contagiato gli uomini. Ci rifugiamo dietro la parola “diversità”. Ci rifugiamo. Salgo e guardo oltre i miei piedi, oltre il mio dolore, oltre te che non ci sei. Cammino, salendo, sul sentiero del mondo, è un mare buio, è il mio cuore rotto, nessuna scintilla. Eppure, di tanto in tanto mi sembra di percepire nell’aria il tuo profumo. Arriva inaspettato come le luci dei pescatori nella notte. Una lanterna tin, un’altra lanterna tin, altre ancora tin tin tin illuminano gli occhi e il mio corpo vive. Senza peso. L’eco della tua assenza rimbalza da una pietra all’altra della mia salita, scioglie teneramente le ultime difese. Ci vuole amore per abbracciare il dolore, piccola mia che non ci sei, mi sei tanto cara. Salgo ancora, esco fuori dal mio guscio. Mi spoglio di me stessa, uno strato dopo l’altro. Che magnifico senso di leggerezza.  I pensieri iniziano a staccarsi dalla mia mente, sono i fiori di ciliegio al vento, guarda come planano.

Si intreccia tra un passo e l’altro
un bizzarro gioco del giorno e della notte.
Insieme.
Una è Luna l’altro è Sole.
Coesistono sotto la superfice delle parole.
Tessono sulle tele di Magritte
Un’insolita danza.
 
Versi dimenticati appaiono d’improvviso sul mio sentiero. Salgo. Vado avanti senza scalfire l’aria. Sono impercettibile. Ascolto il respiro della tua assenza. Ascolto il corpo oltrepassare il dolore, i piedi oltrepassare ogni singola pietra. Salgo e guardo oltre la vita, guardo oltre quel giorno di aprile in cui non sono morta. Un passo oltre il ricordo, un altro passo oltre la mia pelle colpita e salgo. Togliere piuttosto che aggiungere, togliere piuttosto che aggiungere, ripeto il piccolo mantra mentre salgo. Oltre il mio corpo, è livido è muto, oltre la mia voce che nessuno sente. Entro nell’al di là delle parole, immagini, fotogrammi che spezzano il respiro e mi fermo. Immobile. I miei polsi stretti nel pugno, inchiodata contro il muro, contro ogni senso di vita. È come se non ci fossi, l’eco nell’aria. Devo solo raccogliere un po’ di coraggio e continuare a camminare, oltre. Basterebbe poco coraggio, quel tanto che possano contenere le mie mani, per oltrepassare il corpo. Senza fermarmi, senza girarmi. Oltre l’eternità di quell’attimo, oltre il muro. Vedo il ciottolato sotto i miei piedi, quanti secoli raccoglie questo piccolo sentiero. Quanti piedi l’hanno calpestato, quanti occhi l’hanno divorato. Ma è lì. È ancora lì, solido, forte. È fatto di un coraggio antico e di un’anima eterna. E sta lì, sotto i miei sogni paralizzati. È in ascolto dei passi che non ho fatto, della mia voce muta. Sono una donna, vorrei gridare. Sono una madre. Sorella. Figlia. Sono compagna, moglie, amica grido senza aprire bocca. Tremo. Tremano le mie piccole mani. Tremo e guardo dritto negli occhi la banalità del male e riprendo a camminare, salgo. Accompagno il mio invisibile corpo, è una notte senza stelle il mio corpo, sempre senza stelle, e vado oltre. Guardo oltre gli occhi chiusi, oltre il mio viso privo di lacrime, oltrepasso il pensiero, l’esperienza, la polvere oltre, oltre. Guardo oltre me stessa per riaverti, per riavermi. Ti abbraccio, piccola stella nel mio giorno. Ti abbraccio, piccolo raggio di sole nella mia notte. Viaggia oltre, non ti trattengo, piccola anima perduta. Un giorno forse, o l’altro ancora, io sarò proprio lì, vedi quel parco lassù? Non è difficile trovarmi. Mi avvio ogni giorno, come adesso, vedi, sono quasi in cima, ecco, che meraviglia questo silenzio tutto tondo.

 

 

 

Autore: AIDA

Associazione Interculturale Donne Assieme

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