Associazione Interculturale Donne Assieme

Siamo andate a visitare l’acquedotto Randaccio

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Ogni giorno con grande facilità apriamo il rubinetto dell’acqua, per bere, lavare, cucinare, innaffiare il giardino e anche giocare, soprattutto i bambini, senza pensare che in molte altre parti del mondo l’acqua non c’è e ignorando il percorso che essa fa per arrivare nelle nostre case in ottima qualità ed essere usata secondo i bisogni quotidiani. Noi socie aidine, curiose di conoscere tutti i servizi pubblici di Trieste, tramite la Presidente Paola Serra, abbiamo organizzato una visita istruttiva nel Comprensorio dell’acquedotto “Giovanni Randaccio” in località Duino Aurisina, il giorno 14 giugno, con partenza da Muggia alle ore 9. Siamo state accolte da una simpatica e competente guida che ci ha spiegato tutto il percorso e il funzionamento dell’acquedotto, portandoci in visita nel sito circondato da uno splendido parco.L’acquedotto venne costruito nel 1929, in seguito potenziato fino all’ultima grande opera del 1994 che ha risolto in maniera definitiva l’approvvigionamento idrico della città, assicurando il servizio anche in caso di siccità.  L’acqua che noi beviamo arriva dalle riserve dei fiumi Sardos e Timavo, ha una elevata purezza ed è ricca di sali minerali, può quindi considerarsi oligominerale.

Dopo essere stata raccolta nei serbatoi l’acqua viene filtrata nelle sale di decantazione in vasche di sabbia che la depurano dalle impurità; a questo punto si potrebbe già bere ma, per una maggiore potabilità, viene poi sterilizzata mediante minime quantità di cloro (1 goccia ogni venti litri di acqua). Arriva così nelle sale pompe centrifughe che la aspirano, la sollevano verso le torri piezometriche che mantengono la pressione uniforme e attraverso due condotte, di cui una sottomarina, raggiunge tutta la provincia di Trieste e Muggia. La visita al parco è stata altrettanto istruttiva: durante gli scavi nel 1976 sono emersi reperti archeologici, resti di una antica “mansio” romana, villa di nobili risalente al secolo I° a. C. con uno splendido mosaico per pavimento. Intorno “cipressi calvi”, alberi provenienti dall’America, in mezzo al percorso un laghetto di acqua risorgiva dove nuotavano tranquilli i pesciolini, le scardole. La guida ci ha raccontato che, secondo le antiche credenze, se i pesci stavano bene l’acqua era buona, vi possiamo assicurare che erano in perfetta salute. Usciti dal Randaccio dopo aver bevuto un buon bicchiere di acqua fresca dalla fontana, sicuramente migliore di quelle imbottigliate, ci siamo incamminate verso la chiesa di San Giovanni in Tuba, basilica in stile gotico costruita dai signori di Duino negli anni 1400. È un luogo molto suggestivo e storico, infatti teatro di molti concerti per l’ottima acustica, ambiente ideale per matrimoni per l’incanto che suscita. Fuori della chiesa abbiam fatto una passeggiata per vedere le “Risorgive del Timavo”, fiume magico che nasce in Slovenia e, dopo aver percorso un lungo tratto sotterraneo, risorge appunto vicino alla chiesa per arrivare al mare Adriatico. Magico perché ancora nessuno, nonostante le numerose immersioni subacquee, è riuscito a scoprire il tratto mancante. Fiume di antica memoria perché già Virgilio lo nomina nella sua Eneide.

A conclusione di quella splendida mattinata di sole e cultura una buona libagione ci voleva, perciò ci siamo recati nel vicino Villaggio del Pescatore e, seduti nel fresco giardino di un ristorante, ci siamo gustati una buona frittura di pesce innaffiata da un amabile bicchiere di vino.

Nelda

 

Autore: AIDA

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