Associazione Interculturale Donne Assieme

Dal giornalino di ottobre 2016

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Qualche giorno fa, nel quotidiano “Il Piccolo”, a breve distanza l’uno dall’altro, ho letto due brevi articoli di Pino Roveredo che hanno colpito la mia attenzione e che vorrei condividere con le socie e le/i simpatizzanti che leggono il nostro giornalino.

Paola S.

Il futuro della “ragazza invecchiata” –  di Pino Roveredo

Mi capita d’incontrare persone che con l’incertezza di una misura geografica ritengono la nostra città sempre troppo lontana e che per curiosità mi chiedono: “ma com’è Trieste?” “E i triestini?” Trieste? E’ una ragazza invecchiata, meno disposta, poco sorridente che sta cancellando la forza dell’ospitalità e che oggi si disturba per l’arrivo di ospiti non graditi, dimenticando che molti di noi veniamo da altre terre. Con gli anni abbiamo perso gli entusiasmi. Un giorno scrissi che il triestino è quella persona che aprendo le finestre su una giornata di sole dice: ” meno mal che oggi non piovi”.

Col tempo abbiamo acquisito la voglia di contestare qualsiasi cosa, a prescindere. I rumori, le strade, le scovazze, i barboni, la delinquenza, neanche che vivessimo in una delle peggiori città d’Italia. Tutto questo ci porta a frequentare il pessimismo, deformando la fortuna di vivere il privilegiodi una bellezza. Tempo fa, ho avuto ildispiacere di vivere per quattro anni in una città del Friuli. Città stupenda, ma che mi ha avvolto nella fatica di una depressione. Mi mancavano le battute e le lingue a frusta dei miei concittadini, poi tutte quelle bellezze che per abitudine non si riescono a distinguere e la cara e irrinunciabile libertà del nostro mare. Per salvarmi sono tornato e sono rinato. Oggi vorrei ringiovanire quella ragazza invecchiata, la nostra città e convincerla che, più giro l’Italia e più sono certo della sua straordinaria e unica bellezza.

Libertà dei figli e trionfo dell’amore  –  di Pino Roveredo.

Se un giorno uno dei miei figli mi dicesse, che ne so, che vuole farsi prete, forse mi sorprenderei, m’informerei e se, la volontà dovesse permanere, lo lascerei andare verso la via del sacerdozio. Se un giorno uno dei miei figli mi dicesse che il suo pensiero politico è opposto al mio, mi allarmerei, gli spiegherei e, ammetto che, proverei a farlo ricredere. Ma se lo sforzo fosse vano, a malincuore, lo lascerei alla sua idea. Se uno dei miei figli mi dicesse “Papà io amo gli uomini” sono sicuro, convinto e lo dico dopo anni di riflessione, che gli direi: Tu ami! Tu ami e questa è la cosa più straordinaria del mondo. Non si può amare il contrario del proprio sentire e non si può amare nemmeno con la ragione, perché gli amori che cercano una spiegazione non conoscono la scintilla e il fuoco dell’amore. Perciò, viva il suo cuore e il suo amore. Gli direi che nessuno può condannare un sentimento naturale, libero, istintivo, lo hanno fatto per centinaia di anni senza però riuscire a estirpare quel bene che un’ideale a senso unico continua a trattare come una diversità o come una malattia. A quei pensieri senza concessione chiedo: e se un giorno fosse vostro figlio a dirvi che ama il contrario della vostra ragione, che fate? Lo nascondete, segregate, disconoscete, o vi convincete che esiste libertà e dignità di amare?

 

 

 

 

 

Autore: AIDA

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